Quando si parla di accessibilità degli ambienti molti pensano a un concetto astratto, o regolamentato solo di recente: invece organizzare lo spazio urbano in modo che tutte le persone possano beneficiarne pienamente risponde alla sfera di “dignità sociale” di cui si parla anche nell’Art. 3 della nostra Costituzione. Significa che tutti, indipendentemente dalle proprie caratteristiche o dalle proprie possibilità fisiche, devono avere la possibilità di godere appieno della città, dei suoi spazi e delle sue opportunità.
Parlare di città accessibili e inclusive è quindi fondamentale, e ancor di più pianificarne lo sviluppo in questa direzione, soprattutto se prendiamo in considerazione le ultime stime dell’ONU, secondo le quali entro il 2050 circa il 70% della popolazione globale vivrà all’interno di grandi città o metropoli. In questo senso, la riorganizzazione dello spazio urbano sarà una delle sfide per il prossimo futuro.
Come dovrebbe essere una città inclusiva? Quali caratteristiche deve avere? Quali sono le normative più recenti a riguardo? Nelle prossime righe proviamo a dare una risposta ad ognuna di queste domande.
Partiamo da alcune normative
In Italia la Legge 13/89 è una delle prime normative in materia che parla di barriere architettoniche e accessibilità nelle città. Aiuta a definire cosa sono queste barriere e come rendere gli spazi accessibili, soprattutto quelli pubblici. Andando ancora di più nel dettaglio, il DM 236/89 spiega in maniera accurata cosa fare per rendere gli edifici accessibili.
Una progettazione edilizia attenta al tema della disabilità deve tener conto di tre requisiti: accessibilità (rendere facile raggiungere gli edifici), visitabilità (accedere a spazi interni e comuni, servizi igienici…) e adattabilità (permettere di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati).
Cosa significa città accessibile e inclusiva?
Essere una città accessibile e inclusiva significa creare un ambiente dove ogni persona può partecipare pienamente alla vita della comunità, godendosi le opportunità sociali, economiche e culturali che questa offre.
In una città di questo tipo le barriere architettoniche sono ridotte al minimo, in modo da garantire che nessuno si senta escluso o limitato nella sua partecipazione alla vita cittadina, ma piuttosto accolto e valorizzato per il suo contributo verso la società.
Quali sono le caratteristiche principali?
Facendo un riassunto di tutti i temi che abbiamo toccato, si delinea in maniera abbastanza semplice l’identikit di una città accessibile e inclusiva, nonché i cinque elementi che non possono assolutamente mancare:
1. Barriere architettoniche ridotte
In una città inclusiva la maggioranza degli edifici pubblici e privati è dotata di ingressi privi di barriere architettoniche, per permettere ad ogni persona di usufruire di spazi e servizi. Si parla quindi di introdurre ascensori, montascale, pedane e rampe, preferibilmente di facile installazione, per favorire l’accesso agli spazi.
2. Spazi pubblici inclusivi
Parchi, piazze e aree ricreative dovrebbero essere fruibili da tutti. Questo include giochi accessibili nei parchi, panchine con design inclusivo e percorsi che tutti possono percorrere senza difficoltà, garantendo che lo spazio pubblico sia un luogo di incontro per tutti i cittadini.
3. Accessibilità dei trasporti pubblici
Una città inclusiva offre sistemi di trasporto accessibili a tutti, inclusi mezzi attrezzati per persone con disabilità e informazioni facilmente comprensibili. La presenza di autobus con pedane, annunci sonori e visivi, nonché fermate equipaggiate per tutti è essenziale per garantire la libertà di movimento.
4. Percorsi pedonali e ciclabili
Marciapiedi larghi, ben mantenuti e liberi da ostacoli, insieme a piste ciclabili sicure e accessibili, sono indicativi di una città che tiene in considerazione la mobilità di tutte le persone. Questi percorsi devono essere progettati pensando a chi utilizza carrozzine, a chi ha difficoltà motorie o visive, promuovendo una mobilità urbana sostenibile.
5. Informazioni e segnaletica chiara
Una città inclusiva fornisce segnaletica chiara, leggibile e comprensibile, con informazioni disponibili attraverso vari formati sensoriali: cartelli in Braille, annunci audio e sistemi di navigazione digitale accessibili sono essenziali per aiutare tutti a orientarsi con facilità.
A che punto siamo in Italia?
Se pensiamo che la maggior parte del patrimonio edile italiano è stato costruito molto prima che la Legge 13/89 entrasse in vigore, ci rendiamo conto di quanto effettivamente siano numerose le difficoltà che le città si trovano ad affrontare. Nonostante ciò, qualcosa ha iniziato a muoversi: sempre più Comuni hanno sviluppato una particolare attenzione e sensibilità al tema, impegnandosi a rendere la città, i palazzi e i musei sempre più accessibili e inclusivi. La strada è ancora molto lunga, ma siamo nella direzione giusta.
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